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Prefigure

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sabato 19 novembre
19 novembre – 14 gennaio
Roma
Tomaso Binga, Guglielmo Achille Cavellini

Apertura:

sabato 19 novembre

Mostra date:

19 novembre – 14 gennaio

Location:

Roma

Orari di apertura:

Artista:

Tomaso Binga, Guglielmo Achille Cavellini

Curated by Wunderkammern

Critical essay by Lorenzo Mango

Tomaso Binga e Guglielmo Achille Cavellini appartengono a quella generazione di artisti con una grande attitudine a sorprendere, che raccontarono con fine ironia il cambiamento italiano negli anni Settanta e Ottanta, capaci di anticipare modalità di comunicazione e di interpretazione della società proprie dei nostri tempi.

Tomaso Binga è stata una delle massime interpreti della poesia visiva, performer e artista poliedrica, presentata da Wunderkammern ad Artissima 18 nella sezione Back to the future dopo essere stata selezionata da un comitato scientifico composto da Massimiliano Gioni (New Museum of Contemporary Art in New York e Fondazione Nicola Trussardi di Milano), Christine Macel (Centre Pompidou, Paris), Jessica Morgan (Tate Modern, London).

Guglielmo Achille Cavellini nato a Brescia nel 1914 (morto nel 1990) è entrato nel mondo dell’arte negli anni Quaranta collezionando opere astratte. Ritratto dai più grandi artisti dell’epoca, tra cui Rotella, Warhol, Ceroli, Cavellini ha iniziato la sua poliedrica carriera da artista appropriandosi di oggetti d’uso comune così come di opere di altri artisti e delle proprie, per poi trasformarli o distruggerli.

Una data accomuna i percorsi dei due artisti: il 1971, anno di svolta in cui giocando entrambi sul concetto di identità, l’una (Bianca Menna) assunse il nome maschile di Tomaso Binga in riferimento all’ ambiguità dei ruoli sociali legati al sesso, e l’altro, Guglielmo Achille Cavellini, diede il via alla promozione della propria figura di artista nel futuro: il famoso progetto di Autostoricizzazione per la celebrazione del suo centenario, di cui Wunderkammern ne sarà promotrice a Roma.

In occasione della mostra Prefigure, a Wunderkammern saranno in mostra le opere degli anni ’70 più significative: per Binga l’Alfabetiere murale del  1976, mai esposto prima; il Dattilocodice risultato della sovrapposizione di grafemi; l’installazione Mater-Litanie Lauretane del 1976, in cui il termine MATER è ostentato e ripetuto ossessivamente attraverso il corpo della donna.

Per Guglielmo Achille Cavellini saranno esposti i Carboni, opere bruciate come atto di purificazione; le Cassette che contengono opere distrutte; il prezioso Vestito scritto, Tight azzurro,del 1974 con cui eseguì celebri azioni performative in tutto il mondo.

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